Legenda del referto

 
Per ulteriori informazioni consultare la sezione Il donatore chiede
 
GRUPPOtorna su
sulla superficie dei globuli rossi sono presenti numerosi antigeni , circa 400 , oltre gli antigeni del sistema AB0 ed Rh . Ciascun antigene è presente in maniera uniforme sulla superficie dei globuli rossi: per il sistema AB0 il numero di questi antigeni oscilla intorno a 1.000.000 per globulo rosso, per l'antigene D del sistema Rh il numero degli antigeni è di circa 30.000 per globulo rosso. Sistema AB0 : è stato scoperto nel 1900. E' costituito da antigeni denominati A , B e 0 ; dal punto di vista chimico, sono delle complesse strutture costituite da zuccheri e da grassi: la presenza di un determinato zucchero piuttosto che di un altro, conferisce la specificità di gruppo A o B ; l'assenza di questi zuccheri determina la presenza del gruppo 0 , la contemporanea presenza dei due zuccheri determina la presenza del gruppo AB. All'interno dei gruppi A e B vi è la presenza di sottogruppi definiti “deboli”: A1 , A2 , A3 , Ax , Ael per il gruppo A ; B1 , B2 per il gruppo B ; è possibile trovare gli stessi sottogruppi nel gruppo AB , costituito, come abbiamo visto, dalla contemporanea presenza dei gruppi A e B . Nel plasma di ciascun individuo è presente di regola l'anticorpo (vedi sotto) diretto contro l'antigene mancante: il soggetto che ha presente sui propri globuli rossi l'antigene A (soggetto di gruppo A ), ha nel plasma l' anticorpo anti B ; e così il soggetto che ha presente sui propri globuli rossi l'antigene B (soggetto di gruppo B ), ha nel plasma l' anticorpo anti A ; il soggetto che non ha sui propri globuli rossi nessun antigene (soggetto di gruppo 0 ), ha nel plasma gli anticorpi anti A e anti B ; infine il soggetto che ha presente sui propri globuli rossi gli antigeni A e B (soggetto di gruppo AB ), non ha nel plasma alcun l'anticorpo. D'altra parte tutto ciò è ovvio, poiché, in un soggetto non possono coesistere contemporaneamente gli antigeni e i relativi anticorpi, senza che quest'ultimi non distruggano l'antigene: nel caso dei gruppi sanguigni la coesistenza di antigeni e anticorpi sarebbe incompatibile con la vita. Questi anticorpi sono definiti “naturali” in quanto sono presenti sin dalla nascita senza che sia necessaria l'esposizione agli antigeni specifici (immunizzazione).
Antigeni presenti
sui globuli rossi

Anticorpi presenti
nel plasma

gruppo A

anti B

gruppo B

anti A

gruppo AB

nessun anticorpo

gruppo 0

anti A e anti B

Relazione tra antigeni presenti sui globuli rossi e anticorpi presenti nel plasma

Pertanto il donatore di gruppo sanguigno A può donare globuli rossi a tutti i soggetti di gruppo A , mentre può donare il plasma ai soggetti A e 0 ; il donatore di gruppo sanguigno B può donare globuli rossi a tutti i soggetti di gruppo B , mentre può donare il plasma ai soggetti B e 0 ;

il donatore di gruppo sanguigno 0 può donare globuli rossi a tutti i soggetti di gruppo 0 , A , B e AB (= donatore universale di globuli rossi ) mentre può donare il plasma solo ai soggetti 0 ;

il donatore di gruppo sanguigno AB può donare globuli rossi solo ai soggetti di gruppo AB , mentre può donare il plasma ai soggetti AB , A , B e 0 (= donatore universale di plasma ).
 
SISTEMI Rh E FENOTIPI
Nel 1939 fu riferito il caso di una donna che aveva partorito un feto morto e aveva avuto una grave reazione in seguito alla trasfusione di sangue del marito, non attribuibile ad incompatibilità AB0: si ritenne che sia la morte del feto che la reazione trasfusionale avessero un'unica causa: la madre doveva aver prodotto degli anticorpi contro i globuli rossi del feto per la presenza su quest'ultimi di un antigene assente sui globuli rossi della madre, ma presenti sui globuli rossi del padre: si era davanti ad un nuovo antigene, diverso da quelli del sistema AB0 , fino ad allora l'unico sistema sanguigno conosciuto. Questo nuovo antigene fu denominato Rh dalle iniziali della scimmia ( Rhesus Rhesus ) che fu utilizzata per identificare il nuovo antigene. Questa scoperta si rivelò di importanza fondamentale per spiegare la maggior parte dei casi di malattia emolitica del neonato (vedi oltre) ma anche di numerosi incidenti trasfusionali. Non ci sono anticorpi naturali nel siero dei soggetti Rh negativi (contrariamente al sistema AB0): l'organismo ha bisogno di incontrare l'antigene specifico per produrre l'anticorpo specifico. Negli anni seguenti furono identificati altri antigeni presenti nell'ambito del sistema Rh . Tali antigeni sono stati chiamati: D (leggere “di grande”), C (leggere “c grande”), E (leggere “e grande”), c (leggere “ci piccolo”), e (leggere “e piccolo). La positività o la negatività del fattore Rh è data dalla presenza o dall'assenza dell'antigene D . Così come per il sistema AB0 , anche nel sistema Rh vi sono dei sottogruppi denominati “ D deboli ” ( Du , leggere “di u”). L'importanza del Du è notevole: il sangue Du non può essere trasfuso a soggetti Rh negativi ( D negativi ) in quanto questi possono sviluppare degli anticorpi contro il Du , pertanto ai fini trasfusionali il soggetto Du deve essere considerato Rh positivo se donatore , Rh negativo se ricevente . Malattia emolitica del neonato : si intende un quadro di anemia del feto o del neonato di varia gravità dovuta al passaggio nel circolo sanguigno della madre Rh negativa , durante il parto o durante la gravidanza, di globuli rossi del neonato aventi fattore Rh positivo; il contatto di questi globuli rossi “estranei” con il sistema immunitario della madre determina la produzione di anticorpi specifici contro il fattore Rh (avviene in pratica una vaccinazione). Qualora vi sia un secondo contatto con il fattore Rh (in pratica, un richiamo del vaccino), la madre produrrà una grande quantità di anticorpi che passano la barriera rappresentata dalla placenta e cercheranno di distruggere il fattore Rh presente sui globuli rossi del feto o del neonato. In questo caso occorre togliere i globuli rossi del neonato sostituendoli con globuli rossi Rh negativi ( exsanguino trasfusione ); tale procedura si può attuare sia prima della nascita (exsanguino trasfusione intrauterina) che alla nascita. Si può prevenire la malattia emolitica del neonato se alla 27ª settimana di gravidanza e alla nascita di un bambino Rh positivo viene somministrata una dose di anticorpi anti Rh alla madre (profilassi).

Per chi vuole approfondire

Antigene: qualsiasi sostanza capace, in determinate condizioni, di indurre una risposta immunitaria specifica e di reagire con gli anticorpi specifici prodotti o con i linfociti specificatamente sensibilizzati o con entrambi.
Risposta immunitaria: qualsiasi organismo sano è in grado di rispondere alle aggressioni di agenti patogeni esterni (virus, batteri, protozoi, ecc.). Tale risposta viene definita risposta immunitaria e può essere aspecifica o specifica. Nella reazione aspecifica l'organismo utilizza dei sistemi di difesa generici (agenti di prima linea) che sono costituiti, ad esempio, dal muco e dal lisozima (presente nelle lacrime) e sono diretti contro qualsiasi agente patogeno. Nella reazione specifica si ha invece l'intervento di cellule specializzate, i macrofagi che aggrediscono l'antigene (che chiameremo per comodità XYZ), lo elaborano e lo presentano ai linfociti T, che sono presenti in tutto il corpo e che sono prodotti da una ghiandola, il Timo, localizzata alla base del collo e che poi, intorno ai dieci dodici anni, si atrofizza. I linfociti T sono suddivisi in almeno due grandi famiglie, i linfociti T helper o CD4 (vedi sotto, AIDS) e i linfociti T suppressor o CD8: gli antigeni presentati dai macrofagi andranno a stimolare i linfociti T helper i quali, a loro volta, stimolano un altro gruppo di linfociti, i linfociti B o CD19, che inizieranno a moltiplicarsi e a maturare sino a trasformarsi in plasmacellule. Le plasmacellule inizieranno a produrre le immunoglobuline o anticorpi diretti specificatamente contro l'antigene XYZ. Dapprima vengono prodotti anticorpi di classe M (IgM), in un secondo momento (4-5 giorni dopo) vengono prodotti anticorpi di classe G (IgG) che rimangono per tutta la vita (risposta primaria ) . La presenza di anticorpi IgM indica una infezione in atto , la presenza di anticorpi IgG indica una infezione già avvenuta , la presenza di entrambe le classi di anticorpi IgM+IgG indica la presenza di una infezione in atto , ma che sta per essere superata . Nel frattempo i linfociti T suppressor o CD8 hanno iniziato a ridurre l'azione stimolante dei linfociti T helper o CD4 che non vanno più a stimolare i linfociti B o CD19, perché altrimenti avremmo una azione di stimolazione continua come se vi fosse sempre una aggressione da parte dell'antigene XYZ Come descritto la risposta immunitaria è un processo piuttosto complesso che necessita di qualche giorno per essere iniziato e concluso; per tale motivo il nostro organismo ha escogitato un altro sistema per rispondere in maniera rapida ad un nuovo contatto con l'antigene XYZ. Infatti parte delle cellule B o CD19 rimangono sempre pronte ad intervenire contro l'antigene e vengono definite cellule memoria ; queste cellule circolano nell'organismo portando sulla loro superficie esterna gli anticorpi contro l'antigene XYZ e non qualora lo dovessero incontrare iniziano immediatamente a produrre anticorpi di classe IgG (risposta secondaria).
Il nostro organismo sviluppa decine di volte il giorno sia risposte primarie che risposte secondarie, nella stragrande maggioranza in maniera inapparente.
 
KELL:
costituisce un altro degli oltre 200 gruppi sanguigni presenti sui globuli rossi; è positivo in circa il 15% della popolazione. Avendo una capacità immunogenica molto elevata viene di regola ricercata sul sangue dei donatori.
 
ESAME EMOCROMOCITROMETRICO COMPLETOtorna su
Indica la quantità e alcune caratteristiche dei principali componenti cellulari del sangue, quali globuli bianchi, globuli rossi e piastrine.
 
GLOBULI BIANCHI (WBC)torna su
Ce ne sono di diversi tipi: basofili, eosinofili, linfociti, monociti, neutrofili. La loro funzione è quella di difendere l’organismo dalle infezioni. L’esame che evidenzia la percentuale dei diversi globuli bianchi presenti nel sangue si chiama formula leucocitaria (vedere emocromo). È molto importante, quando c’è un aumento di globuli bianchi, sapere quale tipo sia aumentato: in questo modo, si può stabilire che tipo di infezione è in atto. Per avere un quadro più preciso vedere le singole voci (basofili, eosinofili, linfociti, monociti, neutrofili). Sono considerati i valori di globuli bianchi compresi tra un numero cha va da 4000 a 10.000 in un millilitro cubo di sangue. Valori superiori possono essere determinati da infiammazioni o infezioni: se aumentano i neutrofili la infezione è di natura batterica, se aumentano i linfociti è tendenzialmente di origine virale, se aumentano quelli eosinofili si può pensare o ad una allergia o ad una infestazione da parassiti. Quando i globuli bianchi raggiungono picchi altissimi (da 30 mila a centinaia di migliaia) si hanno le leucemie. Granulociti neutrofili (NE) : sono circa il 40-75% di tutti i globuli bianchi e come tutti i granulociti contengono dei granuli (da cui il nome). La sopravvivenza nel sangue è di 5-10 ore mentre nei tessuti possono vivere fino ad un massimo di 5 giorni. La loro funzione principale è la difesa dell'organismo da corpi estranei ed in particolare da infezioni batteriche, attraverso il meccanismo della fagocitosi (cattura e dissoluzione dei batteri). Granulociti eosinofili (EO) : sono un po' più grandi dei neutrofili ed intervengono nella infiammazione di natura allergica. Sono il 1-6% di tutti i leucociti. Granulociti basofili (BA) : simili ai neutrofili, sono cellule che intervengono nella reazione di ipersensibilità immediata attraverso al liberazione di istamina. Rappresentano lo 0-2% dei leucociti. Monociti (MO) : svolgono un'azione fagocitarla nei confronti di svariati agenti patogeni quali: salmonella (tifo e paratifo), brucelle, parassiti. Collaborano con i linfociti e sono il 5-11% di tutti i globuli bianchi. Linfociti (LY) : rappresentano il 20-45% dei leucociti. Si distinguono tre popolazioni linfocitarie: linfociti T, linfociti B e Natural Killer (NK). Gli elementi della linea T, originanti dal midollo osseo, raggiungono il timo ove vanno incontro ad una prima maturazione in senso helper, suppressor o killer-citotossico; queste cellule sono identificate per la presenza dell'antigene di superficie definito CD3, che si trova su tutti i linfociti T, i linfociti T helper sono identificati dagli antigeni CD3 e CD4 (linfociti CD3+CD4+), mentre i linfociti T suppressor-citotossici sono identificati dagli antigeni di superficie CD3 e CD8 (linfociti CD3+CD8+). Una successiva maturazione si verifica negli organi linfatici periferici (milza, linfonodi) prima di essere immessi nel sangue circolante di cui costituiscono circa l'85% delle cellule linfoidi (di cui il 40-50% è costituito dai linfociti CD3+CD4+ e il 25-40% dai linfociti CD3+CD8+). I linfociti T rappresentano circa il 70% di tutti i linfociti e le loro principali funzioni sono: produzione di sostanze (citochine) che agiscono su altre cellule, funzione citotossica-killer, funzione helper o suppressor nei confronti dei linfociti B (vedi oltre). I precursori della serie B di origine midollare sono scarsamente presenti (15%) nel sangue circolante; il processo di attivazione è regolato dai linfociti T helper (stimolazione) e T suppressor (inibizione); in seguito a contatto con l'antigene vanno incontro a proliferazione, trasformandosi in plasmacellule destinate alla produzione di immunoglobuline. Sono identificati dal marcatore di superficie CD19. I linfociti natural killer sono di incerta derivazione e la loro attività è regolata da citochine, quali l'interferone e la interleuchina 2, prodotte dai linfociti T. Rappresentano il 15% circa di tutti i linfociti ed hanno una attività citotossica naturale contro cellule tumorali, batteri, ecc. Sono identificati dall'antigene di superficie CD56.
 
Globuli rossi o Emazie o Eritrociti (RBC):torna su
sono cellule prive di nucleo, a forma di disco e vengono costruite nel midollo osseo sotto la stimolazione di un ormone, la eritropoietina o EPO prodotto dai reni, in funzione del grado di ossigenazione dei tessuti. La vita media dei globuli rossi è di 120 giorni: la loro distruzione avviene nella milza, nel fegato, nel midollo osseo. La loro funzione è quella di trasportare ossigeno dai polmoni ai tessuti e di portare l'anidride carbonica prodotta dai tessuti ai polmoni (dove viene scambiata con l'ossigeno dell'aria) grazie al contenuto di emoglobina.
 
Emoglobina o Hb (HGB):torna su
è una proteina costituita da quattro gruppi cosiddetti eme legati ad una proteina, la globina, a sua volta costituita da due paia di catene denominate alfa e beta. A ciascuna di queste quattro catene è legato un gruppo eme al cui centro c'è un atomo di ferro: questo atomo di ferro permette lo scambio dell'ossigeno dai polmoni ai tessuti e quindi lo scambio dell'anidride carbonica prodotta dai tessuti con l'ossigeno fornito dai polmoni. L'uomo ha un patrimonio emoglobinico polimorfo: nell'adulto il 97-98% è costituito da emoglobina A (HbA) costituita da due catene alfa e da due catene beta, il 2-3% da emoglobina A2 (HbA2) costituita da due catene alfa e da due catene delta, l'1% da emoglobina F (HbF) costituita da due catene alfa e da due catene gamma. Quando la percentuale di emoglobina A2 supera i valori indicati si è alla presenza di un soggetto portatore di anemia del Mediterraneo o Talassemia (trait talassemico). Il portatore di trait talassemico è un soggetto fondamentalmente normale, ma che può trasmettere questa caratteristica ai figli e qualora si dovesse sposare con un altro soggetto con trait talassemico potrebbe generare figli ammalati di talassemia maior , malattia molto grave che necessita di continue trasfusioni di globuli rossi dal momento che i globuli rossi prodotti dal midollo osseo dei soggetti ammalati non riescono a trasportare ossigeno ai tessuti in maniera sufficiente ed efficiente. Per tale motivo presso la sezione AVIS di Ragusa tutti i nuovi iscritti vengono sottoposti alla ricerca e alla quantizzazione della HbA2 mediante un sistema altamente preciso (Hbforesi in HPLC) così come prescritto dal decreto Assessore alla Sanità del 17.08.97. Da uno studio condotto presso il SIMT di Ragusa, nella popolazione dei donatori di Ragusa vi è una percentuale di portatori di trait talassemico intorno al 6%, mentre la media nazionale si attesta intorno a percentuali inferiori all'1%. Esistono anche altri più rari tipi di alterazioni dell'emoglobina (emoglobinopatie), ma la loro trattazione esula da queste breve note.
 
Ematocrito (HCT): torna su
esprime il volume della parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) per 100 ml di sangue; viene espresso in percentuale.
 
MCV (= Volume Corpuscolare Medio):torna su
è calcolato dal seguente rapporto: ematocrito x 10 / milioni di globuli rossi. È un indice estremamente importante in quanto permette di distinguere vari tipi di anemie. Un aumento indica anemie definite macrocitiche (da carenza di vitamina B12 o di acido folico), una riduzione indica anemie definite microcitiche (da carenza di ferro, da trait talassemico, da carenza di vitamina B6).
 
MCHtorna su
Il contenuto medio di emoglobina per ciascun globulo rosso (si ottiene dividendo l’HB espressa in g/dl per il numero dei globuli rossi nello stesso volume).
 
MCHCtorna su
La concentrazione corpuscolare media di emoglobina é il rapporto fra la quantità di emoglobina in g/dl e il volume dei globuli rossi espressi nell’ematocrito. 
In alcune situazioni anemiche, per esempio nelle anemie per difetto di ferro (anemie sideropeniche) il numero dei globuli rossi può essere normale o addirittura aumentato per riduzione del MCV (microcitosi) e della MCH (ipocromia). Nel caso di accentuata distruzione dei globuli rossi (anemie emolitiche) si ha una diminuzione di RCB ma l’anemia é normocitica e normocromica per la normalità di MCV e MCH.
In altre situazioni anemiche il numero dei globuli rossi è invece diminuito più di quanto non siano ridotti Ematocrito ed Emoglobina. Si viene allora a determinare un aumento del MCV e della MCH (macrocitosi). Questo fenomeno Ë caratteristico delle anemie perniciose, a causa della carenza di Vitamina B12 e di Acido Folico (elementi essenziali alla formazione della globina) ma anche di altre anemie per difetto di formazione della struttura del globulo rosso.
 In altri casi, può essere aumentato il MCV ma non la MCH (microcitosi e normocromia) come nelle anemie carenziali, cioè quando vengono a mancare sia il Ferro che la Vitamina B12 e l’Acido Folico. Anche in quel caso si ha un grande globulo rosso ma scarsa MCHC, cioé diminuzione della concentrazione di emoglobina nel globulo. A seconda della caratteristica del deficit, si parlerà di megaloblastosi e megalocitosi in deficit di Vitamina B12 e macroblastosi e macrocitosi nel deficit di Acido Folico.
 
RDWtorna su
È l'indice di distribuzione dei volumi eritrocitari
 
Piastrine (PLT):torna su
sono frammenti di una cellula molto grande (megacariocita) presente solo a livello del midollo osseo; sono circa 8-10 volte più piccole dei globuli rossi e circa 15-20 volte più piccole dei granulociti. Sono presenti nel sangue circolante (70%), nella milza (30%) ed hanno una sopravvivenza media di 5-7 giorni. Intervengono nel processo anti emorragico (emostasi) attraverso reazioni sequenziali di: adesione, aggregazione primaria, liberazione del contenuto dei granuli presenti al loro interno, aggregazione secondaria, consolidamento e retrazione del coagulo.
 
MPVtorna su
Volume piastrinico medio
 
GLICEMIAtorna su
I normali valori di glicemia sono strettamente dipendenti dalla quantità di zucchero immessa nel sangue (esogena o esterna ed endogena o interna) e da quella rimossa dai tessuti periferici: muscolo, sistema nervoso centrale e periferico, tubuli renali, globuli rossi. L'equilibrio glicemico dipende dai seguenti fattori: -adeguata introduzione di glucosio con la dieta, -utilizzazione periferica, -riserva epatica dello zucchero, -interventi di numerosi fattori ormonali: insulina e somatostatina ad azione ipoglicemizzante; glucagone, cortisonici, adrenalina e noradrenalina, ormoni tiroidei (FT3, FT4, TSH), ormone della crescita (GH o STH) e ormone stimolante le ghiandole surrenaliche (ACTH) ad azione iperglicemizzante. L'insieme delle interazioni tra ormoni ipoglicemizzanti e ormoni iperglicemizzanti deve necessariamente essere in equilibrio. Qualora questo equilibrio venga alterato si può sviluppare la patologia diabetica
 
CREATININAtorna su
Sostanza che svolge un ruolo fondamentale nell'attività muscolare; tale composto, biologicamente inattivo ed esclusivamente di origine endogena o interna, è eliminato dal rene attraverso il meccanismo di filtrazione glomerulare per cui viene considerato un attendibile indice di funzionalità renale: aumenta in corso di insufficienza renale.
 
PROTIDEMIAtorna su
indica la quantità totale di proteine presenti nel plasma. Le proteine plasmatiche sono costituite da diversi tipi di frazioni proteiche che mediante l'elettroforesi possono essere distinte in:
Albumina: costituisce la frazione più abbondante; le sue funzioni sono essenzialmente di mantenimento della pressione osmotica del sangue e di trasporto di grassi, bilirubina, ormoni e farmaci.
Alfa1 globuline: glicoproteina, alfa1 lipoproteina, alfa 1 antitripsina, transcortina, globulina ligante la tiroxina.
Esprimono il comportamento dell'alfa 1 antitripsina (proteina sintetizzata dal fegato utilizzata per impedire la scissione delle proteine nei loro costituenti, gli amminoacidi), dell'alfa glicoproteina acida (prodotta dal fegato, è un indice di infiammazione acuta), dell'alfa fetoproteina (proteina sintetizzata normalmente dal fegato fetale: rappresenta un marcatore tumorale), dell'alfa lipoproteina (o HDL: è costituita da proteine, colesterolo, trigliceridi, fosfolipidi e rappresenta la percentuale di colesterolo ritenuto protettivo nei confronti della malattia aterosclerotica).
Alfa2 globuline: aptoglobina, ceruloplasmina, alfa2macroglobulina, eritropoietina, IgA.
Comprendono proteine di importante significato diagnostico: alfa 2 macroglobulina (svolge funzioni di inibitore della scissione delle proteine e di trasporto di ormoni come l'ormone della crescita e l'insulina), aptoglobina (ha la funzione di legare l'emoglobina nel corso di processi distruzione dei globuli rossi –emolisi- intravascolari), antitrombina III (neutralizza l'azione della trombina e di fattori di coagulazione: una sua carenza determina fenomeni di trombosi; protrombina (coinvolta nel processo della coagulazione), ceruloplasmina (proteina che trasporta il rame), colinesterasi (viene considerato un indice di funzionalità epatica nella produzione di proteine).
Beta globuline: emopessina, plasminogeno, transferrina, C3-beta lipoproteine, alcune frazioni del complemento, IgM.
Tale frazione comprende la transferrina (proteina deputata al trasporto del ferro: aumenta con la riduzione della sideremia e della ferritina-vedi oltre-), la emopessina (ha la funzione di legare la parte dell'emoglobina che trasporta l'ossigeno), la proteina C reattiva (è indice di infezione acuta e il suo monitoraggio nelle malattie reumatiche o nelle altre patologie infiammatorie è importante perché una sua riduzione attesta la validità del trattamento), la beta 2 microglobulina (esprime il ricambio cellulare essendo il suo valore direttamente proporzionale all'aumento del ricambio cellulare; la sua concentrazione è un indice di funzionalità renale), le beta lipoproteine o LDL, le immunoglobuline (classe M). Talvolta è possibile notare una sdoppiamento delle beta globuline in beta 1 e beta 2: le prime sono rappresentate dalla transferrina e da immunoglobuline, le seconde da microglobuline, lipoproteine e IgM.
Gamma globuline: IgG, PCR, immunocomplessi, crioglobuline, postglobuline gamma.
Comprendono le immunoglobuline delle classi G, M, A, D, E e principalmente le IgG, in condizioni normali prevalenti sulle altre. Un aumento delle gamma globuline configura i quadri della gammopatia monoclonale (picco a base stretta) e della gammopatia policlonale (picco a base larga): la prima compare quando aumenta un solo tipo di immunoglobulina, la seconda compare in corso di risposta immunitaria prolungata e rilevante con aumento di molte classi di immunoglobuline
 
Nel plasma sono contenuti 6-8 grammi di proteine; sono prodotte per lo più dal fegato e sono in equilibrio dinamico con le componenti dei tessuti e dei liquidi biologici. Costituiscono enzimi, proteine di trasporto, ormoni, immunoglobuline, frazioni del complemento, fattori della coagulazione e della fibrinolisi
 
SIDEREMIAtorna su
Ferro sierico: in un individuo adulto normale sono presenti 3-5 grammi di ferro, distribuito sotto forma di:
• Ferro emoglobinico, presente nell'emoglobina (vedi sopra), 65%
• Ferro mioglobinico, presente nei muscoli, 3.5%
• Ferro di deposito: ferritina ed emosiderina, 27%
• Ferro di trasporto: transferrina, 0.1%
• Ferro presente nei tessuti, 0.2%
• Ferro del pool labile, presente nelle membrane cellulari e all'interno delle cellule, 2.5%.
Nel plasma, il ferro è prevalentemente “agganciato” dalla transferrina che lo trasporta agli organi di deposito ed al midollo osseo, per cui il termine sideremia intende il dosaggio del cosiddetto “ferro di trasporto”. Poiché il ricambio del ferro è strettamente correlato alla sintesi della emoglobina, lo studio della utilizzazione del ferro fornisce indicazioni quantitative sull'attività del midollo osseo. Il ferro iniettato per via endovenosa in condizioni normali abbandona rapidamente il plasma ed è incorporato nelle cellule che nel midollo danno origine ai globuli rossi; solo una piccola parte (16% circa) non partecipa alla formazione di globuli rossi localizzandosi al di fuori dei vasi e nei tessuti. Il ferro ritorna quindi in circolo legato alla emoglobina dei globuli rossi con un picco massimo fra il 10° e il 14° giorno successivo alla somministrazione . Il fabbisogno di ferro aumenta durante la crescita e in corso di gravidanza, passando da un fabbisogno giornaliero di 1-2 milligrammi a 4 milligrammi. Una dieta normale contiene 12 milligrammi di ferro e l'assorbimento è del 10%, in caso di carenza di ferro può arrivare al 20% con un massimo di 25 milligrammi al giorno. E' stato dimostrato che l'assorbimento del ferro per bocca è del 27% se somministrato da solo, del 17% se somministrato assieme al latte, del 10% se assieme ai cereali, del 5% in caso di pasto standard, da ciò l'importanza di assumere il farmaco “ferro” prima dei pasti.
 
FERRITINAtorna su
è una proteina la cui composizione è estremamente eterogenea essendo costituita da numerose forme tipiche di ogni tessuto. La quantità totale di ferritina nell'organismo è di circa 6 grammi di cui 1 grammo costituisce la ferritina presente nel plasma e 5 grammi le ferritine presenti negli organi (fegato, milza, midollo osseo). La concentrazione della ferritina è in rapporto ai depositi di ferro nell'organismo e si ritiene che una riduzione della ferritina indichi con un anticipo di circa sei mesi una carenza del ferro totale. Un aumento del valore della ferritina si può avere nelle infiammazioni, nei fumatori, nei consumatori di vino, nei soggetti che hanno una maggiore capacità di assorbire il ferro rispetto alla popolazione normale (emocromatosi), nei politrasfusi. Nelle donne in età fertile si può avere una carenza di ferritina legata ai cicli mestruali, in quanto ciascun ciclo mestruale comporta una perdita di circa 100-150 grammi di sangue, che devono essere reintegrati. Per chi vuole approfondire ANEMIA SIDEROPENICA O DA CARENZA DI FERRO. Ridotta presenza di ferro nel sangue; si tratta di un sintomo, non di una malattia, quindi il primo obiettivo della terapia dovrà essere la ricerca e la terapia delle cause. Tra le patologie afferenti all'ambulatorio di Ematologia del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Ragusa la patologia più comune è rappresentata dalla carenza di ferro In effetti tale carenza è molto diffusa nel terzo mondo, mentre si ritiene che nel mondo così detto sviluppato non dovrebbe rappresentare un problema, considerato il benessere diffuso in ogni strato della popolazione. In realtà la carenza di ferro è presente anche nella nostra popolazione, specie se femminile. Tale carenza è dovuta generalmente a ridotta assunzione per diete scorrette e non equilibrate, a perdite (nelle donne legate a ciclo mestruale, gastrite, sindromi emorroidarie; negli uomini, ovviamente, alle ultime due cause), a maggior consumo (nelle donne, ad esempio, a presenza di fibromi uterini). Il contenuto in ferro dell'organismo tende a rimanere costante equilibrandosi le perdite con la quota dietetica assorbita. Il ferro viene eliminato dall'organismo principalmente tramite il ricambio delle cellule di rivestimento dello stomaco e dell'intestino; altro ferro viene eliminato con le urine, il sudore, la desquamazione della pelle, con la bile (ferro totale eliminato 20-50 mg al mese). Nelle donne, oltre a queste perdite occorre aggiungere una ulteriore perdita di 20-40 mg di ferro ogni ciclo mestruale. Il ferro viene assorbito in tutto il tubo digerente, ma soprattutto nel duodeno e nella parte iniziale del digiuno; riveste importanza anche la liberazione del ferro dagli alimenti ad opera della digestione, specie gastrica; proprio nello stomaco vi devono essere adeguati livelli di acido cloridrico perché solo con una adeguata acidità gastrica viene liberato il ferro dai cibi. Si è visto che il ferro contenuto negli alimenti di origine animale è in genere assorbito meglio di quello che si trova nei vegetali. Fra questi ultimi, la media di ferro assorbito varia dall'1% al 5% mentre per il ferro contenuto negli alimenti animali l'assorbimento medio va dal 3% al 22%. Un pasto completo, composto da carne, cereali e legumi, porta ad un assorbimento di circa 0.56 mg di ferro, di cui il 70% proviene dalla carne. Molto minore è l'assorbimento marziale da un pasto vegetariano. Il contenuto in ferro della dieta, tuttavia, influisce sulla quota assorbita fino ad un determinato livello, oltre il quale essa non aumenta Come detto sopra, il livello di ferritina permette di evidenziare in anticipo una eventuale carenza di ferro che in ultimo può sfociare in una riduzione del livello di emoglobina (Hb, vedi sopra). Per tale motivo alla nostra popolazione di donatrici in età fertile, per evitare una eventuale carenza, viene proposta la donazione di plasma tramite la plasmaferesi, tecnica di prelievo che permette il prelievo di plasma e la restituzione dei globuli rossi che contengono emoglobina e quindi ferro.
 
TRANSAMINASI GPT o ALTtorna su
Enzima molto importante presente nel fegato. Si chiama "transaminasi glutamico piruvica", in sigla GPT oppure ALT (alanino amino transferasi); le transaminasi GPT danno la esatta valutazione della gravità dell’alterazione del fegato. Valori normali dovrebbero essere compresi tra 10 e 40 U/l per gli uomini e tra 5 e 35 U/l per le donne. Valori superiori a quelli considerati normali possono essere determinati da cirrosi epatica, da uso di contraccettivi, da distrofia muscolare, da emolisi, da epatiti, da ittero ostruttivo, da metastasi epatiche, da mononucleosi, da obesità, da pancreatite, da scompenso circolatorio, da traumi. Quindi, nel caso in cui le ALT , qualunque sia il tipo di donazione da effettuare, dovessero risultare al controllo predonazione superiori a 50 U/l negli uomini e 35 U/l nelle donne, il medico AVIS esclude dalla donazione e provvede ad eseguire una accurata anamnesi per accertare cause banali che possono spiegare l'alterazione (fondamentalmente una alimentazione scorretta); dopo aver consigliato una opportuna dieta, invita il donatore a presentarsi per un ulteriore controllo secondo i tempi esposti nella tabella successiva.
 
COLESTEROLO e TRIGLICERIDItorna su
Colesterolo: il colesterolo viene prodotto dal fegato, dalle ghiandole surrenaliche, dalla cute, dall'intestino con una media di 1 grammo al giorno, mentre l'organismo ne assume 300-600 mgr. al giorno. E' un componente essenziale della struttura delle membrane cellulari e degli ormoni cortisonici (progesterone, estrogeno, testosterone, ecc.). E' costituito principalmente da due frazioni: HDL e LDL (vedi sotto). Trigliceridi : sono un mezzo di utilizzazione degli acidi grassi liberi assunti con la dieta e rappresentano una alternativa alla messa in deposito di calorie in eccesso. Una introduzione eccessiva con la dieta (alcolici e superalcolici, zuccheri e grassi) ne determina l'accumulo nell'organismo. Colesterolo HDL: sono costituite da proteine -Apo A- (50%), colesterolo (18%), trigliceridi (2%), fosfolipidi (30%). Sono prodotte esclusivamente dal fegato, che immette i precursori in circolo; tali precursori raccolgono altro colesterolo. Colesterolo LDL: la loro composizione è data da colesterolo (43%), trigliceridi (10%), fosfolipidi (22%), proteine –Apo B- (25%); sono prodotte dal fegato.

Il rapporto tra Apo A e Apo B deve essere inferiore a 1.

IPERCOLESTEROLEMIA E IPERTRIGLERIDEMIA (IPERLIPEMIA= aumento dei lipidi [grassi] nel sangue)
E' stata evidenziata una correlazione tra lipoproteine e arteriosclerosi che è favorita dalle LDL e contrastata dalle HDL specialmente se superiore a 60 mg/dl. Una colesterolemia di media entità raddoppia l'incidenza di alterazioni alle coronarie.
Fattori di rischio per cardiopatia
• HDL inferiore a 35 mg/dl
• Fumo: sigarette superiori a 10 al giorno
• Ipertensione
• Storia di parenti di 1° grado (genitori, fratelli, sorelle) deceduti per infarto cardiaco in una età inferiore a 55 anni se maschi e a 65 anni se donne
• Diabete
• Età superiore a 45 anni se maschi e 55 se donne in menopausa.

Dieta : la dieta e la normalizzazione di un eventuale eccesso di peso sono alla base del trattamento di ogni forma di iperlipidemia. Il colesterolo non deve superare i 200 mg al giorno e i grassi non devono rappresentare più del 30% delle calorie, così suddivisi: 10% grassi saturi, 10% monoinsaturi e 10% poliinsaturi ( vedi tabelle alimenti). I grassi monoinsaturi (dei quali è ricco l'olio di oliva) sono utili per aumentare le HDL: per ogni riduzione del 5% dei grassi saturi si ha una riduzione della costerolemia di 15 mg/dl.
L' aumento dei trigliceridi risponde in maniera soddisfacente alla dieta che dovrà essere priva di alcol, con pochi zuccheri semplici, tipo fruttosio, o complessi, tipo pane e pasta (aumentano la produzione epatica di trigliceridi), povera di grassi con rapporto tra acidi grassi insaturi-saturi uguale a 2:1.
L'aumento del colesterolo risponde in maniera meno soddisfacente alla dieta che, pur tuttavia, rimane alla base di ogni forma di terapia. L'introduzione del colesterolo dovrà essere inferiore a 200 mg al giorno (una dieta normale ne contiene 1 grammo), andranno quindi evitati i cibi che ne sono particolarmente ricchi, tipo fegato, cervello, uova, carni grasse in genere, tipo quelle di maiale, agnello e vitello. Sono preferibili gli acidi grassi di origine vegetale insaturi (es. olio di mais, soia, girasole, margarina: tutti da utilizzare crudi) anziché quelli di origine animale (burro, strutto, latte intero, panna, certi formaggi e insaccati); utile il pollo, il tacchino e il pesce. Non assumere più di tre uova a settimana.
Una dieta ricca di fibre vegetali indigeribili (frutta, crusca, verdura) può contribuire a diminuire l'assorbimento intestinale del colesterolo. Molto utili sembrano le leguminose (fagioli, piselli, fave, lenticchie, ceci, arachidi e soia). Le diete a base di soia sembrano permettere una diminuzione, fino al 20%, dei valori del colesterolo. Sconsigliato l'alcol e il fumo.
Di grandissimo aiuto, purchè fatta costantemente e razionalmente, l'attività fisica: oltre a bruciare calorie, riduce le LDL ed aumenta le HDL.
La dieta mediterranea è senza dubbio un ottimo esempio di una alimentazione povera di grassi, molto gustosa e al tempo stesso adeguata per l'apporto di sostanze nutritive. OBESITÀ
In Italia risulta sovrappeso 1 persona su 3, obesa 1 su 10; nel 95-98% dei casi l'obesità è dovuta a scelte alimentari sbagliate.
Il legame fra il peso corporeo e le malattie cardiovascolari (angina, infarto, ictus) è da tempo noto; esiste inoltre un rapporto preciso fra obesità e diabete. Tenere il peso forma con la giusta alimentazione e una continua attività fisica è la maniera migliore, per non dire l'unica, di prevenire il diabete e le sue complicanze.
Curare l'obesità apparentemente è facile: basta consumare più calorie di quante se ne ingeriscano; ciò significa da un lato ridurre la quantità di cibo che si assume e dall'altro consumare le calorie accumulate con del normale esercizio fisico. Per una persona in soprappeso, una dieta moderatamente restrittiva (1000-1500 calorie) accompagnata da un costante esercizio fisico, garantisce in tempo abbastanza breve una perdita di peso rilevante.
Purtroppo il 90% delle persone che si sottopongono ad una dieta non raggiunge il risultato prefisso, sia perché non rispetta i vincoli imposti dal trattamento sia perché non riesce a mantenere il peso assunto.
Perché tutto questo? Nella stragrande maggioranza perché manca la perseveranza nel proseguimento della dieta: ciò avviene in quanto il beneficio (riduzione del rischio di infarto, ictus e trombosi) è troppo spostato in avanti nel tempo per poter essere apprezzato in maniera immediata; al secondo posto vi sono sicuramente dei disordini nel comportamento alimentare (aprire il frigorifero e svuotarlo); spesso gli stress psicologici intervengono nel corso della terapia e finiscono per comprometterla: il paziente inizia con impegno, quindi, un evento improvviso (un dispiacere, un trasloco, uno stress) ne alterano l'equilibrio psicologico e la terapia viene interrotta magari per sempre; infine vi sono altri aspetti psicologici, quale una alterazione dell'immagine del proprio corpo che, dimagrito, viene avvertito come estraneo.
Inoltre vi è da considerare che ogni organismo ha un proprio peso e a quello tende a ritornare (questo accade anche per motivi fisiologici visto che il 25% del peso perso è composto da massa muscolare); un altro fattore di cambiamento che subentra durante una dieta èl'alterazione dei meccanismi della fame e della sazietà: nelle persone sottoposte a dieta dimagrante si modificano i livelli di alcune sostanze che incidono sugli stimoli di fame e sazietà: l'organismo sembra attivare meccanismi di difesa per indurre l'individuo a sospendere la dieta e riportare il peso al livello precedente.
Insomma: tutto congiura contro la persona che vuole o deve perdere peso.
Che fare?
In primo luogo occorre darsi degli obiettivi realistici: se una persona di 100 Kg deve scendere a 70 Kg, farà meglio a darsi un obiettivo intermedio a 90 Kg: il raggiungere questo obiettivo non farà altro che rafforzare la sua volontà nel proseguire la dieta.
In questa fase si pone il problema del mantenimento: il problema non è la situazione a rischio in sé quanto la rielaborazione psicologica della trasgressione. In altre parole, il mangiare 300 grammi di tortellini con la panna non rappresenta di per sé un gravissimo attacco alla dieta: il problema è dato dalle conseguenze psicologiche della trasgressione: in queste occasioni si può perdere completamente la fiducia in se stessi aumentando la disistima da cui nasce la frustrazione: il problema a questo punto è l'eliminazione della frustrazione e non più il rispettare la dieta.
In definitiva quello che occorre è cambiare il proprio stile di vita.
Formula per calcolare la massa corporea (body mass index: BMI)
BMI = peso in Kg/ altezza in metri al quadrato
Per esempio: la massa corporea in un soggetto di 60 Kg e alto 1.70 metri è uguale a
60/ 1.70x1.70 = 60/2.89 = 20.7
Altro esempio: la massa corporea in un soggetto di 85 kg e alto 1.60 metri è uguale a
85/ 1.60x1.60 = 85/2.56 = 33.2
In base al BMI si possono avere 6 categorie di persone:
BMI inferiore a 18.5: persone sottopeso
BMI tra 18.5 e 24.9: persone normopeso
BMI tra 25.0 e 29.9: persone sovrappeso
BMI tra 30.0 e 34.9: persone obese (classe I obesità moderata)
BMI tra 35.0 e 39.9: persone obese (classe II obesità severa)
BMI superiore a 40: persone obese (classe III obesità patologica).
I fattori di rischio aumentano quando il BMI è superiore a 25.
Attenzione: le diete fai da te non funzionano e possono provocare gravi patologie
 
HBs Agtorna su
Ricerca dell'antigene di superficie del virus dell'epatite B (HbsAg=Hepatitis B superficial Antigene)
Rappresenta una parte del virus dell'epatite B (HBV) e compare ancora prima dell'esordio clinico della malattia (2-4 settimane dopo il contagio); tende a scomparire subito dopo la normale reazione delle transaminasi (vedi oltre). Identifica i soggetti con infezione in atto, ma non fornisce informazioni sulla replicazione virale. L'HbsAg generalmente persiste nell'organismo per 2-5 mesi, successivamente scompare. La persistenza di HbsAg oltre i 6 mesi definisce lo stato di portatore cronico; tale evoluzione si verifica nel 5-10% dei soggetti affetti da HBV.
Il virus dell'epatite B è un virus abbastanza complesso che presenta svariate parti: una parte centrale definita “core”, che contiene il genoma virale, una parte più esterna che avvolge il core e che viene chiamata “envelope” ed una parte ancora più esterna che è costituita dall'antigene di superficie . Ognuna di queste parti costituisce un antigene.
La positività per il test di screening (quello che viene eseguito su tutte le unità di sangue) esclude dalla donazione.
Per chi vuole approfondire:
Markers epatite B: indica l'insieme di antigeni, e relativi anticorpi, del virus dell'epatite B; in particolare:
HBsAb: indica l'anticorpo diretto contro l'antigene di superficie del virus o HbsAg; compare tardivamente e persiste per molto tempo. La comparsa precoce deve far temere una epatite fulminante, la positività attesta una pregressa esposizione al virus B ed ha un ruolo protettivo in caso di reinfezione. Presso il SIMT di Ragusa è stato eseguito uno studio in cui si dimostra la persistenza dell'HbsAB oltre 12 anni dopo la vaccinazione nel 80% dei casi esaminati (pazienti politrasfusi e lavoratori della sanità). Attualmente si associa la titolazione ai fini di valutare il livello di protezione nei confronti del virus e si ritiene che un titolo superiore a 10 UI sia da considerarsi ancora protettivo.
HBcAg: rappresenta l'antigene centrale (core) del virus.
HBcAb: è l'anticorpo specifico dell'antigene “core”; è il primo anticorpo che compare durante la fase clinica della malattia. La presenza di un titolo elevato (con prevalenza di IgM, vedi sopra) è indice di infezione recente o stato di portatore cronico se associato alla presenza di HBsAg. Titoli bassi (prevalenza di IgG, vedi sopra) possono persistere a lungo con il significato di pregressa infezione ed acquisita immunità.
HBeAg: rappresenta un indice di replicazione del virus; compare transitoriamente durante la fase di incubazione della malattia e scompare con la presenza di HBeAb (vedi sotto). La persistenza in circolo è correlata con lo sviluppo di una epatopatia cronica e con una maggiore infettività del sangue in cui sia presente, ma la sua assenza non esclude l'infettività del soggetto.
HBeAb: è l'anticorpo specifico dell'antigene “envelope”; in corso di epatite acuta compare subito dopo la negativizzazione dell'HBeAg. La sua presenza è considerata un elemento prognostico favorevole anche se in alcuni casi si osserva l'evoluzione verso la cronicizzazione dell'epatite. Nei soggetti portatori di HBsAg, la sua presenza indica una ridotta contagiosità.

Tabella riassuntiva dei markers dell'HBV e loro significato clinico

VIRUS EPATITE B

 

HBsAg

HbsAb

HbeAg

HBeAb

HBcAb-IgG

HBcAb-IgM

 

+

-

-

-

-

-

Periodo di incubazione

+

-

+

-

-

-

Periodo di incubazione

+

-

+

-

+/-

+

Epatite acuta

-

-

-

-

-

+

Epatite acuta senza HBsAg evidenziabile

-

-

-

+

+

+/-

Convalescenza iniziale

-

+

-

+

+

+

Guarigione iniziale

-

+

-

-

+

-

Guarigione

-

+

 

-

+

-

Guarigione

-

-

-

-

+

-

Guarigione con perdita di HbsAb

+

-

+

-

+

-

Portatore cronico ad alta infettività

+

-

-

+

+

-

Portatore cronico a bassa infettività

-

+

-

-

-

-

Stato immune (da pregressa infezione o vaccinazione)

 
Anti HCVtorna su
È l'esame attraverso cui si ricercano gli anticorpi per il virus responsabile dell'epatite C.
Un esito positivo segnala la presenza degli anticorpi contro il virus, ma non è in grado di stabilire quando è avvenuto il contagio né tanto meno se l'infezione è in atto.
In questo caso è seguito da esami più specifici (Hcv-RNA).
 
Anti HIVtorna su
Test che valuta l'eventuale contatto con il virus responsabile dell'AIDS.
 
Anti Treponematorna su
Questo test mette in evidenza la presenza dell'antigene VDRL che individua la presenza di sifilide o lue. Conserva un valore pratico; come test routinario è sensibile, ma poco specifico quindi da solo privo di significato diagnostico, ma spia efficace di situazioni abnormi che vanno ulteriormente chiarite con altre indagini. La VDRL si positivizza 10-15 giorni dopo la comparsa del sifiloma iniziale, è intensamente positiva nella sifilide secondaria, fluttuante nelle fasi tardive. In considerazione del tipo di antigene, va ricordato che la VDRL può dar luogo a risposte aspecifiche in molte situazioni: per alterazioni transitorie o permanenti della produzione di proteine, per squilibri chimico-fisici, per iperproduzioni anticorpali a seguito di malattie infettive acute e croniche. La VDRL può essere positiva (falsi positivi) dopo vaccinazione o sieroterapia, nelle infezioni virali, in malattie da schizomiceti, da protozoi, nella lebbra, nelle malattie autoimmuni o da immunocomplessi. Per verificare se si è in presenza di falsi positivi viene eseguito un test più specifico definito TPHA (Treponema Pallidum HemoAgglutination) o un test EIA che mette in evidenza gli anticorpi sia di classe IgM che di classe IgG..
La positività per il test di screening (quello che viene eseguito su tutte le unità di sangue) esclude dalla donazione.
Per chi vuole approfondire
Malattie veneree :malattie contagiose, contratte il più delle volte durante un rapporto sessuale o con altri tipi di contatto genitale; le malattie veneree comprendono la sifilide, la gonorrea, il cancroide, il granuloma inguinale, il linfogranuloma venereo, le infezioni da herpes virus genitale, la balanite gangrenosa, l'AIDS.
Sifilide : prende il nome da un personaggio immaginario di un poema del 1503, Sifilo, probabilmente dal greco sin (=con) e filo (=amore) e significherebbe con amore per indicare che la malattia deriva dai rapporti sessuali. E' l'unica malattia che è stata importata dall'America dopo la scoperta di Cristoforo Colombo. E' una malattia venerea contagiosa che porta molte lesioni sia a livello cutaneo che a livello di organi; viene trasmessa dalla spirocheta Treponema pallidum , e trasmessa con un contatto diretto intimo o in utero (al feto). La sua prima localizzazione è un cancro duro o vero (sifiloma), da dove si estende per mezzo dei vasi linfatici alla cute, alla mucosa e a quasi tutti i tessuti del corpo, persino alle ossa. Si divide in primaria, secondaria e terziaria; è chiamata anche lue. La sifilide primaria solitamente appare da dieci a quaranta giorni dopo l'infezione, è infettiva e indolore; i linfonodi vicini diventano duri e tumefatti, sono indolenti, non si ulcerano, e lentamente ritornano alla loro normale condizione. La sifilide primaria guarisce spontaneamente. La sifilide secondaria inizia dopo sei settimane, solitamente entro tre mesi, e si accompagna a febbre, a eruzioni cutanee di varie forme e di colorito ramato (condilomi piani), infiammazione all'iride per una localizzazione all'occhio, perdita di capelli, chiazze alle mucose e gravi dolori al capo, alle articolazioni e alle ossa. La sifilide terziaria inizia dopo due anni, è generalizzata essendo caratterizzata da un interessamento di diversi organi e tessuti comprendenti la pelle, le articolazioni, il sistema cardiovascolare, il sistema nervoso centrale. Esiste purtroppo anche una forma di sifilide congenita in cui la spirocheta attraverso l'utero contagio il feto: si manifesta con diverse malformazioni caratteristiche dei denti e delle ossa e con la sifilide mucocutanea, con alterazioni oculari (cheratite) o neurologiche (sordità).
La sifilide, se individuata in tempo, è perfettamente curabile con antibiotici..
Gonorrea (o blenorragia o scolo) : è caratterizzata, nei maschi, da una infiammazione dolorosa dell'uretra con secrezione purulenta (scolo), nelle femmine è comunemente asintomatica, sebbene si possa diffondere e provocare infiammazioni alle salpingi, alle ovaie, al peritoneo (peritonite). E' curabile con antibiotici.
Cancroide : inizia con una macula indolente ai genitali, che si allarga e diventa pustolosa; vi si forma poi un'ulcera con base priva di peli e con la formazione di un bubbone adiacente. E' curabile con terapia antibiotica.
Granuloma inguinale : caratterizzata da profonde ulcerazioni purulente della cute dei genitali esterni. E' curabile con antibiotici.
Linfogranuloma venereo : prodotta da un ceppo di Chlamydia e caratterizzata da una lesione primaria ulcerativa sui genitali, con ipertrofia dei linfonodi regionali. Terapia antibiotica.
Herpes virus genitale :nelle donne lo stadio vescicolare può dare origine a ulcerazioni dolenti e confluenti; può essere accompagnato da sintomi neurologici. Terapia antivirale.
Balanite gangrenosa : infezione rapidamente distruttiva che provoca erosione del glande del pene, spesso con distruzione degli interi organi genitali esterni; si ritiene essere dovuta a spirochete. Terapia antibiotica..
Condilomi acuminati (o creste di gallo) : proliferazione di tessuto cutaneo con un nucleo centrale di tessuto connettivo in una struttura ad albero ricoperta da epitelio; si riscontra abitualmente sulla mucosa o sulla pelle dei genitali esterni e della regione intorno all'ano; sebbene le lesioni siano solitamente poco numerose, esse possono aggregarsi a formare masse vegetanti, a cavolfiore. La causa dei conditomi è di origine virale. Terapia: lavaggi con antinfettivi e/o diatermocoagulazione.
 
Nat / Hcv - Hiv - Hbv torna su
NAT HCV- NAT HIV- NAT HBV: Nuclear Antigene Testing (=test per la ricerca degli antigeni nucleici) dei virus HCV, HIV e HBV
Individuano i test di biologia molecolare per la ricerca del materiale genico (RNA o DNA virale) dei virus dell'epatite C (HCV), del virus dell'AIDS (HIV) e del virus dell'epatite B (HBV).
La positività per i test HCV, HIV e HBV, che vengono eseguiti su tutte le unità di sangue, esclude dalla donazione.
Per chi vuole approfondire
Biologia molecolare: si tratta di una tecnica di laboratorio sviluppatasi negli ultimi anni che permette di moltiplicare frammenti anche estremamente piccoli di materiale genetico (DNA o RNA, vedi sopra) in modo tale da permetterne la identificazione e la quantificazione.
Tale tecnica viene utilizzata anche dai reparti scientifici della Polizia e dei Carabinieri per eseguire il test al DNA in cui si confronta il DNA trovato sul luogo del delitto e che si ritiene appartenente all'autore del delitto con il DNA del presunto colpevole, qualora i due DNA analizzati siano uguali si ha la prova della colpevolezza qualora siano diversi si ha la prova della innocenza. Si ricorda che il DNA è presente in tutti i materiali biologici quali capelli, saliva, sperma, ecc.;